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Casa Vostra Fa Schifo: Ecco Perché

Casa vostra fa schifo: ecco perché

Il nostro nuovo articolo per DESIGN TELLERS tratta, sempre con la massima ironia, un argomento con il quale qualunque architetto professionista si è dovuto confrontare: abitazioni per così dire “non da copertina”. Una breve e per nulla completa lista di suggerimenti semi seri per chi vuole affrontare di petto il problema.

Casa Vogue, Corriere Living, Maison, Elle Decor: se siete fan di lunga data di DesignTellers.it o anche solo dei visitatori pellegrini di passaggio è molto probabile – se non certo – che conosciate e abbiate almeno sfogliato qualcuna di queste testate specializzate nel mondo dell’arredamento.

E più i polpastrelli corrono lungo gli angoli delle pagine, tanto più i vostri occhi si saziano di immagini di progetti bellissimi, entusiasmanti, classici o fuori dalle regole, monocromi o multicolor, essenzial-monacali o rasenti il Rococò.

E allora perché non lasciarsi ispirare e applicare quello che si è visto al proprio nido?

“Che ci vorrà mai”, vi sarete magari detti: una parete la riverniciamo cosi, l’altra la impreziosiamo con una wallpaper jungle, un paio di cuscini di pelo tinta grigio fumo di Londra. Un giro per i negozi o per i canali digitali dedicati al design, un doppio giro di carta di credito et voilà… UNO SCHIFO.

Che è successo? Eppure vi siete lasciati guidare dalle immagini, anzi magari avete copiato spudoratamente le proposte di alcuni progetti, dunque che cosa non ha funzionato?

Avvertimento ai deboli di cuore: se vi sentite in grado di sopportare qualche critica costruttiva da un professionista, potete proseguire senza problemi. Al contrario, se pensate che la lettura di una o più testate dedicate vi rendano automaticamente degli esperti e appartenete alla categoria del #QUESTOLODICELEI (detto indistintamente a un economista o a un idraulico), allora pensateci due volte prima di proseguire: rimarrete con qualche dubbio in più ma non dovrò sentire le orecchie fischiare per gli improperi che mi lancerete. E, non meno importante, sappiate che quello che scriverò potrebbe costarmi diverse amicizie: abbiate un po’ di cuore e comprensione, insomma.

Eccovi una serie di consigli a raffica, senza pietà. Credetemi è per il vostro bene.

Non è questione di soldi, anzi sì. Spieghiamoci, la stragrande percentuale delle finiture e degli arredi presentati nelle riviste sono prodotti di qualità realizzati da aziende conosciute o da produttori minori e hanno il loro prezzo, normalmente giustificato dall’alta qualità della realizzazione. Ciò non significa che dobbiate pagare un tavolino da caffè 100 volte più del budget previsto per tutta la casa: potete cercare delle scelte di compromesso. Di certo non aspettatevi di trovare prodotti elegantemente rifiniti ed eterni da Mondo Convenienza (se non si chiama “Mondo Qualità”, “Mondo Stile” o “Mondo Durevolezza” una ragione ci sarà) soprattutto ricordate che è casta VOSTRA, non state SPENDENDO, state INVESTENDO nel vostro spazio personale.

Per il Mix & Match vale la regola don’t try this at home: secondo il Cambridge Dictionary of American Idioms è l’arte di combinare tra loro elementi non correlati, una tendenza derivata dalla moda che ha preso piede negli ultimi anni e che applicata nel campo dell’Interior Design può dare vita a risultate stupefacenti, ma necessità di una conoscenza approfondita del mondo del design, degli arredi, di colori e materiali. Cosa può rischiare chi tenta il M&M improvvisando? L’orrore più puro. Avete presente le settimane della Moda? Riuscite a distinguere gli esperti del settore dagli evidenti “wannabe” dello stile? Ecco, niente di grave per carità, l’importante è esserne consapevoli e non prendersi mai troppo sul serio!

Colori, pochi e coordinati. Come sempre esistono le eccezioni per confermare la regola, interni realizzati con l’intento esplicito di colpire, scioccare il visitatore, ma sono progetti volutamente contro corrente e sempre studiati. Tornando alla “normalità” la storica massima “less is more” dello zio Ludwig (Mies van der Rohe) è una regola aurea da seguire quanto più possibile. Partendo dal Total White, oppure accoppiandolo con un colore a contrasto solo per alcune pareti, o ancora scegliendo un colore coniugato in diverse tonalità. Insomma: tenetevi sul basico.

Pareti glitter? Solo in qualche ristorante cinese o sulle unghie di mia figlia, di 4 anni. Gli unici due casi nei quali ammetto le pitture glitterate (e su ristoranti non ne sono ancora convinto). Confesso, sono un vigliacco, ho inserito questo punto a metà lista sperando che non sia notato da qualche caro amico, ma non sono riuscito a trattenermi. Ora scorrete avanti e amici come prima.

Lo shabby chic è noioso, fatevene una ragione. A meno che si tratti di un’abitazione di campagna, lo stile “campagnolo de’ ricchi” alla fine stufa e in fondo non ha senso in un appartamento in città. Se poi non riuscite proprio a rinunciare alle pareti a righe tortora, ai soprammobili in rami intrecciati e ai mobili scrostati ad hoc… A casa vostra decidete voi, no?

Non chiedete a un architetto “Cosa ne pensi, ti piace casa mia? Dammi il tuo parere di esperto”, salvo siate preparati a sentire una risposta che mini le granitiche certezze sulla vostra “tana”. Se proprio non riuscite a trattenervi, fate come si fa con alcuni animali feroci: avvicinatevi all’architetto con circospezione e lentamente e ponete la domanda senza troppa enfasi, non spingetelo con insistenza verso una parete a stucco veneziano rosa antico, potrebbe imbestialirsi, piuttosto ponetevi davanti alla suddetta parete (o altro elemento che volete porre alla sua attenzione), indicatela con leggerezza chiedendo: “che ne pensi?” e attendete con pazienza che si avvicini. Il professionista non si sentirà minacciato e dopo aver soppesato brevemente i pensieri emetterà la sua risposta. Attenzione, se dovesse esordire con un secco “carino” allontanatevi piano ma con decisione verso il carrello dei drink e riavvicinatevi solo con un bicchiere di spumante fresco.

Casa vostra non è un set fotografico! Le case che vediamo nelle riviste sono progettate da architetti e interior designer fino al minimo dettaglio, poi arriva il fotografo che realizza il servizio per la rivista, che posiziona in modo magistrale fino al singolo fiore poggiato sul tavolo, e il risultato della foto è strepitoso. Ma una casa non deve essere (solo) fotografata, deve essere vissuta e nella vita reale le cose possono essere anche fuori posto – senza esagerare si capisce. Insomma cercate di trovare una via di mezzo tra “casa di accumulatore seriale” e “non tolgo la plastica dal divano come la prozia che sennò si impolvera”.

Case da rivista e figli. Se avete dei bambini avete 3 scelte. Primo: casa da rivista perfetta e pargoli che crescono con l’ossessione esasperata dell’ordine (e via di psicologo fino all’età della ragione o molto oltre). Seconda opzione: vi trasformate in un Roomba umano (quei robottini tondi che spolverano per terra) e raccogliete ogni singolo disegno e gioco disperso per le stanze e sotto i mobili, rischiate l’infarto ogni volta che le creature si avvicinano al divano con i pennarelli scappucciati (e allora dallo psicologo ci finirete voi, a meno di avere una Mary Poppins che “basta un poco di zucchero” e sistema tutto con uno schiocco di dita). Oppure, la scelta numero 3, adatta anche a cani, gatti, suoceri e amici: godetevi casa vostra, bianca totale o arcobaleno, semi vuota o strapiena, magari non perfetta, ma VOSTRA.

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